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Il segretario provinciale Costa: «Nč Renzi nč Bersani possono dire di aver ragione. Č ora che tutti tirino il freno a mano."
"La base del Pd č migliore dei dirigenti"


16 febbraio 2017

Pubblicato in: Attualitą





di Evaristo Sparvieri

-REGGIO EMILIA «Dico solo questo: sto facendo un tour nei circoli della provincia, parlando di lavoro, immigrazione e sicurezza. E tutte le sere il dibattito della base risulta qualitativamente migliore e molto più interessante di quello al quale assisto negli organi dirigenti di questo partito. Credo che a Roma sia arrivato il momento che tutti tirino il freno a mano e recuperino ragionevolezza». E poi: «La ragione non sta tutta in capo a Renzi, nè tutta in capo a Bersani. Così come il torto. Nessuna delle due parti può dire di avere assolutamente ragione. In Emilia stiamo lavorando tutti perché da qui a domenica non si consumi nessuno strappo. È il momento di ricucire». Direzione, assemblea e congresso. E poi vertici notturni, rotture, bracci di ferro, rese dei conti. Non le manda certo a dire il segretario provinciale Pd, Andrea Costa, di fronte all’eterna lotta intestina che sta minando il partito dalle fondamenta: un vortice senza esclusione di colpi che rischia di risucchiare intere fette di un Pd che, giorno dopo giorno, sembra sempre più a un passo dal precipizio di una scissione traumatica. Soprattutto in terra reggiana. «Scissione? È una parola che non prendo neanche in considerazione».

 

Segretario, e ora?

«Io sto facendo chilometri e chilometri incontrando nelle assemblee dei circoli della provincia i nostri iscritti e simpatizzanti. Ho iniziato due settimane fa, insieme ad altri esponenti Pd, e finiremo il 3 marzo. Un calendario fittissimo di incontri con la nostra gente in cui parliamo di problemi seri, che toccano la carne viva delle gente».

 Non ci vorrà far credere che non si parla di scissione ...

 «Intanto rilevo la distanza tra i dibattiti che facciamo in giro per la nostra provincia e quello che sta accadendo in queste ore a Roma. In chiusura di queste assemblee, mi chiedono cosa sta accadendo al partito...».

 E...?

 «...e ribadisco loro che non sono in giro per conto di Renzi o Bersani. Sono in giro per conto del Pd e della sua gente. Bisogna ricordarsi tutti che il partito viene prima di noi e deve esserci dopo di noi. Non è bene esclusivo, ma è di un’intera comunità. Ed è assolutamente folle parlare di scissione. Io vivo in campagna. Mi hanno insegnato che per fare un fosso ci voglio due rive. Quindi torno a dire: sbaglia chi vaneggia una scissione, ma dobbiamo fare in modo che in questo partito si possa parlare realmente di quello che interessa alla gente. Anche di noi. E di che tipo di risposte politiche vogliamo dare alla gente».

 Alt. È un po’ vago. Andiamo al sodo: congresso subito o no? È su questo che dovrà decidere l’assemblea.

 «Non si tratta di un mese in più o di un mese in meno. Il punto è come vogliamo farlo. Non deve essere una conta: non interessa alle persone che incontro. Non mi chiedono una scelta tra Renzi e Bersani. Mi chiedono risposte sui temi che li preoccupano. E vogliono dare il loro contributo. Il congresso deve servire a questo: trovare messaggi forti e chiari da dare agli italiani e scrivere una carta d’identità di questo partito. Salvini un messaggio forte ce l’ha. Anche Grillo, con i suoi vaffa. Noi dobbiamo trovare i nostri».

 Le minoranze però frenano.

 «Se qualcuno ha paura del confronto vero non ha capito niente. Il confronto serve anche a togliere l’alibi a coloro che dicono di andarsene perché non si discute. Discutiamo. Togliamo ogni alibi. A Reggio lo abbiamo fatto su acqua pubblica, legalità, profughi. Ognuno aveva una posizione diversa, ma legittima. Ne abbiamo parlato in direzione, tirando fuori un documento condiviso. Se proprio dobbiamo litigare, litighiamo sulle idee, non sugli schieramenti».

 Idee?

 «C’è una proposta che faccio durante gli incontri ai militanti, che riscuote tanto successo e penso debba diventare ufficiale per il nostro partito: eliminiamo da subito i capilista bloccati, ne gioverebbe il dibattito. Non servono a nulla, ma solo ad acuire un dibattito per buona parte divisivo verso i problemi delle persone, ma che riguarda solo chi gestisce i rapporti di forza. Sono convinto che sarebbe utile anche per abbassare la febbre del dibattito interno».



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