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Marchi PD_Verso il Referendum Costituzionale: Questioni relative alle Regioni e agli Enti Locali

12 maggio 2016

Pubblicato in: AttualitÓ

Ho già avuto modo di sottolineare l’importanza del referendum costituzionale che si terrà probabilmente in ottobre.Mi sono in particolare soffermato sulla legittimazione del Parlamento ad approvare la riforma che sarà sottoposta a referendum confermativo, senza quorum, e sulla correttezza della procedura utilizzata dal Parlamento stesso.Vorrei ora soffermarmi sulle questioni relative a Regioni ed Enti Locali. Sono sostanzialmente quattro: l’opportunità del Senato delle Autonomie, la composizione del Senato, il titolo V della Costituzione, il superamento delle Province in Costituzione.Sul primo punto si sentono due obiezioni: se proprio c’è da superare il bicameralismo paritario non è meglio abrogare il Senato senza prevederne uno con meno potere, oltre alla questione “screditamento delle Regioni”. Avere un sola Camera a mio avviso potrebbe certo essere una forte semplificazione, ma aumenterebbe il centralismo dello Stato, oltre a non avere alcun contrappeso rispetto alla Camera stessa. Credo invece che debba essere riaffermato il principio della pari dignità nella Repubblica di Stato, Regioni ed Enti Locali. Tale principio si rafforza se Regioni ed Enti Locali partecipano al processo legislativo, a pieno titolo per le questioni che maggiormente li riguardano e in modo almeno consultivo per le altre. Un Senato delle Autonomie territoriali corrisponde a questo principio, che non viene indebolito per una fase di difficoltà delle Regioni per quanto riguarda il personale politico che le dirige. Se uno è malato va curato, non ucciso. Essendo le Regioni un pilastro della Repubblica (che non significa che debbano essere sempre le venti attuali, anche di questo si può discutere) vanno introdotte norme moralizzatrici (in buona parte lo si è già fatto e anche la riforma costituzionale contribuisce a farlo) e ne va valorizzato il ruolo.Aggiungo che una sola Camera senza alcun contrappeso aumenterebbe gli eventuali rischi di accentramento di poteri che da più parti si evidenziano. Mentre un Senato che si compone in base alla somma degli equilibri politici regionali determina un maggior bilanciamento di poteri.Quindi a mio avviso rimane l’opportunità del Senato delle Autonomie che il centrosinistra propone da vent’anni almeno.Ne consegue che la composizione del Senato non può che essere di consiglieri regionali (che comprendono anche i Presidenti delle Regioni) e di Sindaci. Loro rappresentano gli Enti perché sono parte dei relativi organi. Per altra via non si ha rappresentanza degli Enti. Aggiungo: meglio consiglieri che assessori, perché i primi sono eletti dai cittadini, i secondi sono nominati dai Presidenti. Non mi pare il caso di fare un Senato di nominati!Una parte consistente della riforma costituzionale riguarda modifiche al titolo V della Costituzione, relativo a Regioni, Città Metropolitane e Comuni.Si è mantenuto il principio di definire un elenco puntuale di competenze legislative statali, che però si è ampliato per superare la cosiddetta legislazione concorrente, cioè quelle materie su cui interveniva sia lo Stato che le Regioni, la quale ha determinato un notevole contenzioso tra Stato e Regioni di fronte alla Corte Costituzionale. Si è anche mantenuta la potestà legislativa regionale per tutte le materie non riservate alla legislazione esclusiva dello Stato. In quali materie sono aumentati i poteri dello Stato? Mercati assicurativi; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; promozione della concorrenza; norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche tese ad assicurarne l’uniformità  sul territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare; disposizioni comuni (oltre che generali che c’è anche ora) sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; previdenza complementare e integrativa; tutela e sicurezza del lavoro; politiche attive del lavoro; disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale; ordinamento di Comuni e Città Metropolitane; disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni; commercio con l’estero; tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici e valorizzazione dei beni culturali; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; ordinamento delle professioni e della comunicazione; disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.C’è un eccessivo centralismo? A me pare che abbiamo più che altro corretto esagerazioni della riforma del 2001. Certamente questa critica non può farla chi non condivide che le Regioni partecipino al processo legislativo nazionale.Si sono inoltre, sempre per maggior chiarezza, definite alcune materie in cui si è espressamente attribuita la potestà legislativa alle Regioni.Si è mantenuto il regionalismo differenziato, cioè le Regioni in equilibrio tra entrate e spese possono chiedere ulteriori spazi di autonomia. Si è ampliato il campo di materie in cui questo può avvenire. La legge che concede questa ulteriore autonomia deve essere approvata sia dalla Camera che dal Senato.Infine si è introdotta la clausola di supremazia, per cui lo Stato può intervenire anche in materie di non sua esclusiva competenza, quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o la tutela dell’interesse nazionale.Per quanto riguarda le Province si è tolta la parola ovunque fosse presente in Costituzione, mentre si consolida la presenza delle Città Metropolitane. Sono però previsti enti di area vasta su cui lo Stato definirà i profili ordinamentali generali, mentre tutto il resto sarà stabilito da ogni Regione in base alle caratteristiche del proprio territorio. Si completa così la riforma Delrio.Nel complesso si è intervenuti per far funzionare meglio la suddivisione delle competenze e delle responsabilità tra Stato centrale e Regioni e per rendere più protagoniste le Autonomie territoriali del processo legislativo nazionale.Mi sembrano obiettivi pienamente condivisibili.

 



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